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Shirin Neshat riflette attraverso le sue opere i cambiamenti della società musulmana visti da una prospettiva occidentale. E’ appunto sulla duplicità e sulla dicotomia che si basa la sua arte, sono le relazioni opposte e le differenze tra sessi, religioni, culture che determinano la forza e l’originalità delle sue immagini. E’ attraverso la messa in mostra delle differenze che la Neshat cerca di definire le istanze culturali presenti nell’abusato calderone del multiculturalismo.
Shirin Neshat, proviene dall’Iran, ma è a Los Angeles, quando nel 1979 scoppia la rivoluzione degli Ayatollah che le impediscono di tornare in patria fino alla morte di Komeyni avvenuta nel 1989. Nel ’90 così torna in Iran e rimane fortemente colpita dai cambiamenti che il regime teocratico impone alla popolazione e in particolar modo alle donne.
Il suo lavoro artistico diventa una riflessione profonda sulle differenze che separano la cultura occidentale, a cui è ormai assimilata, e quella islamico-orientale da cui proviene. La sua ricerca allora si rivolge verso l’idea del conflitto visto come emblema delle società contemporanee. I primi lavori guardano all’opposizione femminismo e religione islamica, al rapporto fra i sessi e alle censure che regolano la vita delle donne nei paesi islamici. Nasce così la serie Woman of Allah dove l’artista ritrae se stessa, sola o con altri partners, vestita con il chador, con le parti del corpo che restano visibili (il viso, le mani, i piedi) coperte di un'elegante calligrafia che riportano frasi di poetesse iraniane. L’ambiguità delle immagini viene accentuata dalla presenza sempre in primo piano di armi da fuoco, elemento che rimanda indirettamente alla violenza della rivoluzione iraniana.
Nei successivi lavori cerca di emanciparsi dalla staticità delle immagini fotografiche volgendosi al cinema e alle video istallazioni. La contrapposizione rimane sempre l’idea centrale della sua opera, le proiezioni sono così sempre su due schermi opposti o accostati. I video accentuano la dialettica maschile-femmminile, pubblico-privato o orientale-occidentale e lo spettatore viene coinvolto anche fisicamente nella sua percezione.
Nel 2001 realizza anche la sua prima performance, Logic of the Birds, presentata in settembre presso The Kitchen a New York. Senza abbandonare il video, qui l'artista combina alle immagini filmate e proiettate su schermi la presenza reale di figuranti e il concerto vocale dal vivo di Sussan Deyhim.
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© Fotografia Shirin Neshat
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