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Scherzi della natura è un viaggio nello spazio, nella fauna fantastica,
nelle costellazioni che non esistono ed in altre storie all'interno
della fotografia vista come possibilità di manipolare la realta e di
insinuare il dubbio sulla veridicità delle immagini e della
comunicazione in generale.
Con la sua opera il Joan Fontcuberta tenta di inoculare nello spettatore l’insicurezza derivante dalla perdita della verità del reale e costringerlo a soffermarsi sulle immagini che ripropongono solo le proprie fantasie.
L’idea non è certamente innovativa, così come sembra un po’ pretenzioso da parte del fotografo catalano spacciare la sua opera come una "ricerca sul fotografico”. Sembra piuttosto il solito trucco del prestigiatore che si compiace di rivelare i suoi trucchi ad un pubblico credulone che si stupisce della meravigliosa potenza della macchina e della tecnologia.
Le fotografie vendute come veri/falsi documenti "storici” compongono sì una messinscena avvincente giocando sul labile limite che esiste tra verità e finzione, ma sono opere fini a se stesse, visto che, in ogni caso, le fotografie sono sempre e soltanto un punto di vista e mai la rappresentazione pedagogica della realtà.
Così ci meravigliamo delle belle foto di Fontcuberta ma ci lascia un po’ perplessi questo suo modo di voler insegnare a tutti i costi che quello che vediamo deve essere sempre avvolto da un alone di dubbio per rendere la realtà un po’ più affascinate.
Il fotografo vuole provare, Sputnik (1996-1998), come la manipolazione delle immagini e degli archivi permetta di rimodellare la memoria collettiva e la storia, e ci invita rivedere, Costellazioni (1993-1999), la nostra relazione con le immagini e le cose che rappresentano, per stupirci con le bellissime costellazioni fotografate le quali non sono altro che delle fastidiose zanzare spiaccicate sul parabrezza della propria automobile.
© fotografie Joan Fontcuberta
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