|
L’architettura di Frank O' Gehry è assimilabile alla filosofia decostruzionista . Se Jacques Derrida ha teorizzato la decostruzione soprattutto nell’ambito della scrittura, è pur vero che essendo la decostruzione un evento, un pensiero all’opera, la pratica decostruttiva è prossima all’architettura, in quanto è anche opera di costruzione. Così, l’architettura di Gehry, è attenta alla realtà americana di cui reinventa e rielabora ogni componente.
Nel progettare L’Edgemar Developement, un complesso commerciale e culturale, completato nel 1988, che si dispiega lungo la Main Street, una via che corre parallela all’oceano da Santa Monica a Venice, Gehry tenta di riorganizzare la struttura urbana della città attraverso la composizione di ogni singolo oggetto e con qualsiasi materiale. La struttura dell’isolato è una sorta di minicittà all’interno di Los Angeles, e rispecchia il carattere frammentario della metropoli.
La sua architettura è una messa in scena di uno spettacolo urbano che utilizza la scomposizione strutturale e il “collage”. Gli elementi che costituiscono la scatola edilizia degli edifici, sono utilizzati in maniera indipendente e ricomposti secondo una nuova regola, una regola che tiene conto del sistema di circolazione, della “promenade architecturale” che trasforma ciascun passante in un attore, consapevole o inconsapevole. L'architettura è de-composta dagli elementi e dalle persone che popolano la Main Street. Tutto risulta influenzato e “turbato” dall’intenso effetto scenografico prodotto dal carattere particolare dell’architettura. La violenza dei colori pubblicitari la avvicina alla Pop Art, e notevoli sono le vicinanze tra l’architettura di Gehry e le ricerche di questo movimento. Non a caso l’architetto ha più volte collaborato con Claes Oldenburg, e i “sintomi” di questa collaborazione si possono ritrovare nella predilezione per i materiali poveri come le lamiere o il compensato o la plastica e nell’ispirazione che la strada ha offerto a entrambi.
La strada è essenziale al racconto dell’opera di Gehry, e nelle sue opere risulta essere il termine di comprensione “dell’architettura dinamica” degli edifici, l’architettura si confonde nei colori e nelle pose degli uomini e delle automobili risultando così instabile e non concedendo alcun appiglio allo sguardo. Gli elementi architettonici non delimitano ma delineano il significato intrinseco di architettura, esplicitando la costituzione della superficie e dei volumi che la costruiscono.
Il nuovo paesaggio delineato da Gehry è un paesaggio più cinematografico che reale, un paesaggio sempre meno solido e sempre più instabile e provvisorio. Gehry racconta la nuova immagine di Los Angeles con gli stessi artifici del cinema in grado di competere con l’immagine creata dal cinema.
Il paesaggio viene colto in un ambito più ampio. Così la città è formata non solo dagli edifici, ma dalle automobili, dalla moltitudine umana, dai colori delle vetrine. E’ attraverso il contesto che si percepisce l’identità dell’architettura, anche per la qualità intrinseca delle costruzioni che non danno punti di riferimento, non circoscrivono mai un momento preciso ma seguono la dinamica della città su cui gli edifici sono collocati. L’uso dell’ombra o la presenza costante di reticolati e griglie, o i passaggi continui dei pedoni frantumano l’immagine che risulta così, poco funzionale a descrivere i dettagli e più adeguata a mostrare la fuggevole consistenza dell’architettura, l’uso dei materiali poveri e infine la leggerezza e la velocità che gli edifici promanano.
|